Scriva piuttosto un libro (assieme a me)

Berlusconi l’ho sempre preso sul serio. Ho creduto che volesse fare una nuova destra liberale, un polo alternativo alla sinistra e che attorno a lui si potesse radunare una intellighenzia con cui valesse la pena incrociare le lame. Poi non mi sfuggivano né il conflitto di interesse né i dubbi sul le sue relazioni ambigue né il fastidio per le degenerazioni della leadership personale. Berlusconi mi è servito anche per capire i difetti della mia sinistra: la saccenteria, lo snobismo, il moralismo. di Peppino Caldarola Leggi l'intervento di Pietrangelo Buttafuoco - Leggi l'intervento di Piero Ostellino - Leggi l'intervento di Francesco Giavazzi - Leggi l'intervento di Ernesto Galli della Loggia - Leggi l'intervento di Ritanna Armeni - Leggi l'intervento di Lanfranco Pace - Leggi l'intervento di Antonio Padellaro
9 AGO 20
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Pubblichiamo l'ottavo di una serie di interventi apparsi sul Foglio di oggi sul ritorno politico di Berlusconi. Altri seguiranno sul sito nel corso della giornata.
Berlusconi l’ho sempre preso sul serio. Ho creduto che volesse fare una nuova destra liberale, un polo alternativo alla sinistra e che attorno a lui si potesse radunare una intellighenzia con cui valesse la pena incrociare le lame. Poi non mi sfuggivano né il conflitto di interesse né i dubbi sul le sue relazioni ambigue né il fastidio per le degenerazioni della leadership personale. Berlusconi mi è servito anche per capire i difetti della mia sinistra: la saccenteria, lo snobismo, il moralismo. Ho pensato e sperato che la stagione del dialogo, vera araba fenice, potesse aiutare entrambe le parti a depurarsi dai propri limiti e problemi. Non è andata così. Berlusconi ha fallito e anche i suoi avversari non se la passano bene. La mia sinistra riformista, infatti, deve ancora fare i conti con un fenomeno unico al mondo, l’esistenza di una destra giustizialista che vuole guidarla. Il ritorno di Berlusconi evoca più la ripetizione di questo scenario che il sogno liberal-liberista contro cui sarebbe stato divertente combattere. Tuttavia Berlusconi c’è, più inaffondabile di Andreotti, più dinamico dei suoi competitor, più coraggioso di Luca Cordero di Montezemolo e di tanti altri che sognano la politica ma la vogliono chiavi in mano acquistata sul mercato dell’usato. E’ probabile che questo nuovo Berlusconi faccia flop come il primo e con più rapidità. Forse anche per lui “è finito un grande sogno”, come un Gorbaciov di una destra tanto potente quanto irriformabile. Avrei preferito un leader capace di chiamarsi fuori, affidando a un libro-verità (lo vuol fare con me?) o a qualche conferenza la sua lettura di questi anni. Ma forse non si può chiedere a Berlusconi di stare in disparte. Quello che mi colpisce nella sua vicenda, e in generale in quella della Seconda Repubblica, è questo spreco di sé che fa una classe dirigente che fa di tutto per assomigliare alle caricature dei suoi critici più radicali. Per questo preferisco di più i ritiri dignitosi che i ritorni affannosi.
di Peppino Caldarola
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